Ci sono voluti giorni di conferenze, dibattiti e rimostranze da parte dei sindaci e dei cittadini della Val d’Agri per fermare, almeno provvisoriamente, l’applicazione delle direttive europee.
Queste ultime dispongono a medici e paramedici un tetto massimo di 48 ore lavorative a settimana e 11 ore di riposo tra un turno e quello successivo: per il polo di Villa d’Agri, semplificando, avrebbe significato la chiusura o l’accorpamento dei reparti ginecologia e pediatria. Ancora scossi dalla delibera di Giunta regionale n. 718 del 20 giugno 2014, con cui è stata chiusa la sala parto dello stesso ospedale, per razionalizzare il servizio in base al numero di nascite, questa volta si è voluto prendere tempo.
Marcello Pittella, presidente della Giunta Regionale, ha convocato i responsabili della sanità lucana e incontrato la maggioranza del consiglio regionale per arrivare poi a riunire la giunta ed approvare un decreto legge che garantisce di mantenere gli attuali servizi sanitari fino a luglio 2016. Si parla però pur sempre di una proroga, di assunzioni a tempo determinato per garantire il corretto funzionamento della struttura al 31.07.2016. E dopo cosa accadrà?
La gente teme in una posticipazione della chiusura e annuncia di volersi mobilitare per contrastarla e soprattutto vuole risposte chiare. “Perché stanno facendo lavori di ampliamento alla struttura – si sente vociferare – se poi le previsioni sono di chiudere altri reparti?”.
In linea con queste preoccupazioni ieri sera, nella sala consiliare del Comune di Viaggiano si è svolta una conferenza tra amministratori locali, rappresentanti sindacali e cittadini, mentre a mezzogiorno era andata in scena la Conferenza dei Sindaci presso l’Area Programma Val d’Agri. “Intanto – come si legge nel comunicato dell’Ufficio Stampa Basilicata – entro dieci giorni la giunta insedierà un apposito comitato tecnico, con rappresentanti della Regione, Aziende ed enti sanitari per definire la nuova organizzazione della sanità lucana. Questa volta nel rispetto delle direttive regionali”.
– Monica Lopardo –